Approfondimenti

Sono cugine, sono “sorelle”, sono rivali, sono ambiziose. E sono regine.
Una storia superba quella portata sugli schermi da Josie Rourke (e da Universal Pictures): Maria Regina di Scozia, con Saoirse Ronan e Margot Robbie, è nelle sale dal 17 gennaio.

Una storia di regine e di potere del passato, ma attraverso cui si può leggere il presente.
Seducente e pericoloso, in questo film ognuna delle due regine percepisce la “sorella” come una minaccia ma, allo stesso tempo, ne subisce il fascino.
Rivali per il potere e in amore, e reggenti in un mondo maschile, le due devono decidere tra il matrimonio e l’indipendenza.
Determinata a regnare non solo in senso figurato, Maria reclama il trono inglese, minacciando la sovranità di Elisabetta. Tradimento, ribellione e cospirazioni all’interno di ogni corte mettono in pericolo entrambi i troni.

“A volte è impossibile per le donne riuscire a mantenere il posto di comando. Il film mostra qual è il prezzo del potere, ha detto Saoirse Ronan. Al centro di tutto, c’è la figura femminile, in una lettura diversa da quella proposta fino ad ora. Più profonda. Il maschile è in secondo piano e la donna ha – o meglio è – il potere.
Non è l’unico segnale. Non sarà l’unico.
La donna al centro del mondo (cinematografico), la donna e il potere. La donna di potere.

Ops. Cosa c’entra House of Cards con Maria Stuarda?
Lo sceneggiatore è lo stesso, tanto per cominciare: Beau Willimon. Nella sesta stagione  della celebre serie americana, sul “trono” degli Stati Uniti non c’è un uomo, ma c’è una donna. Complice la dipartita (professionale) di Kevin Spacey, spazzato via dallo tsunami #MeToo, troviamo in primo piano lei Robin Wright, ovvero Claire Underwood che diventa personaggio forte, iconico. Nell’ultima stagione si supera: è ambiziosa. Un clone del marito, anzi più crudele, ma con il cromosoma X.
Vi ricorda qualcuno? (Leggete la prima frase di questo articolo).
Tranquilli, adesso torniamo in Inghilterra. E in Scozia.

Siamo finalmente nel ‘500. A scompigliare le carte dell’assetto (geo)politico dell’Inghilterra e della Scozia c’è lei, Mary Stuart (italianizzata in Maria Stuarda).
Bellissima, energica, passionale, seppe tener testa a molte persone (fnché non gliela tagliarono, la testa). A proposito di figure femminili potenti, il film da riguardare è Elizabeth, con l’intramontabile Kate Blanchett nei panni di Elisabetta I.

Quelli erano anni difficili, c’era la questione religiosa che Elisabetta doveva sistemare, ovvero la tranquillità del regno: il problema religioso era strettamente intrecciato al problema dinastico e dell’equilibrio europeo. Mica noccioline.

Elisabetta fin da subito aveva dovuto difendere i suoi diritti al trono, contestati per la sua nascita illegittima (figlia di Enrico VIII e Anna Bolena, fu dichiarata illegittima dopo l’esecuzione della madre. Da riguardare: L’altra donna del re). E poi c’era la candidatura di Maria Stuarda, cattolica, regina di Scozia, discendente di Margherita Tudor e sposa dal 1558 del delfino di Francia Francesco, che la rese vedova tre anni dopo, a soli 18 anni.

Elisabetta I: rigida, algida. La regina vergine, la regina che sacrificò la femminilità per la corona: La corona mi ha insegnato a diventare uomo, dice nel film.
Maria Stuarda: bellissima, energica, moglie (di tre mariti, di cui l’ultimo lord Darnley, era sbagliato, perché il suo obiettivo era spodestarla alleandosi con gli uomini di corte, cosa che fece). E madre.
Dopo la morte del suo primo marito fece ritorno nella sua natia Scozia per reclamare il suo trono legittimo. Ma la Scozia e l’Inghilterra erano governate da sua cugina Elisabetta I (Margot Robbie).

Alla fine i cospiratori, tra cui il maritino, erano troppo potenti e la costrinsero ad abdicare, attaccandola con scontri e tradimenti. A nulla valse l’incontro (non storicamente provato) tra le due regine, uno dei momenti più toccanti del film, dove la solitudine, il potere e l’essere donna si specchiano.

Elisabetta, irrigidita dietro una maschera impassibile; Maria, invece, comunque splendida in tutta la sua femminilità.
Non venne aiutata. Elisabetta si sentiva minacciata dalla sua impulsività. L’ha rinchiuse per vent’anni, al termine dei quali la decapitò, nel 1587.

Così è cambiato il corso della storia. Così oggi la figura femminile torna, sugli schermi e dietro gli schermi, più potente che mai.